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Il LookBook; cos'è?

Il Lookbook è generalmente una raccolta di fotografie. Esso può riguardare specificamente uno stilista o una linea di abbigliamento, ma anche un modello, un fotografo, uno specifico stile, un progetto estetico etc.

Nell'ambito della Moda, parlando di Lookbook è usuale considerarlo un prodotto a metà strada tra l'immagine commerciale definitiva di un prodotto (o di una linea di prodotti) ed un editoriale di moda pubblicato su una rivista.

Essendo collocato in questa zona intermedia, prenderanno il nome di Lookbook molti differenti prodotti fotografici. Esistono ad esempio per l'abbigliamento, Lookbook di abiti idossati in location, altri realizzati in studio con modelle/i, ma anche servizi senza indossatori/indossatrici e che quindi potrebbero essere classificati come still life.

Di sicuro ogni Lookbook, per essere davvero utile alla visibilità di un prodotto, dovrebbe sempre essere pensato e realizzato su misuta per la specifica azienda o realtà progettuale e produttiva.

I Lookbook possono essere progettati ed ottimizzati per una specifica tecnologia di stampa oppure possono anche essere sviluppati per dispositivi digitali o per essere utilizzati on-line. Da dei semplici lookbook in formato PDF si arriva a gallerie interattive sui siti web e in alcuni casi addirittura a specifiche App per dispositivi touch realizzate per un Brand di moda o per uno specifico progetto estetico.

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Moda e Fotografia

Fotografia Moda Napoli

La Moda è indissolubilmente legata, dal punto di vista sociologico, ad alcuni comportamenti collettivi che accompagnano da sempre l'umanità. La genesi della parola moda è comune in molte lingue. In italiano e in francese si tratta di una evoluzione della parola latina modus. La parola inglese fashion deriva invece dal francese façon che vuol dire foggia ma anche modo e quindi di nuovo modus. Si descrive parlando di moda, un modo comune a più persone e quindi collettivo, di abbigliarsi e di utilizzare accessori estetici di vario genere.

Evolvendosi l'abbigliamento diventa un tratto sociale fortemente distintivo dei vari gruppi umani, ma solo presso la nobiltà europea, a partire dal quattordicesimo secolo, comincia ad avere delle vere similitudini con la moderna accezione di Moda. Il mestiere del sarto nasce proprio a seguito delle evoluzioni sia sociali che di costume che portano l'Europa verso il rinascimento.

Non è un caso che alcuni pittori comincino, proprio durante il rinascimento, a produrre anche bozzetti di abiti. Nell'ottocento si arriva poi alla nascita della figura dello stilista, delle prime realtà commerciali della Moda e anche delle pubblicazioni editoriali di moda.

Come poteva la Fotografia, nata anch'essa nell'ottocento, non convergere verso la Moda?

Molti tra quei fotografi, diventati famosi come reporters, cominciano a realizzare di tanto in tanto anche fotografie per documentare i risultati del lavoro degli stilisti. Col passare degli anni, in tutti i settori dell'editoria si consolida un sempre più frequente utilizzo delle immagini fotografiche, ma per le pubblicazioni dedicate alla Moda la massima espressione arriverà solo quando le tecnologie industriali, sia di ripresa che di stampa, renderanno disponibile su vasta scala la Fotografia a colori.

Partendo da questa diffusione prevalentemente editoriale, la Fotografia di Moda viene successivamente utilizzata per tutti gli usi di cui le nascenti industrie della moda hanno bisogno.

Evolvendosi la Fotografia di Moda diventa sempre più difficile da definire. Nascono nuovi ambiti e nuovi utilizzi che richiedono differenti rappresentazioni fotografiche della Moda e dei suori prodotti. Quindi, se la Moda evolve e la Fotografia di Moda evolve, cosa possiamo dire del fotografo di Moda? Chi è diventato, o più precisamente, chi dovrebbe essere oggi il fotografo di Moda?

È fuori di dubbio quanto la figura del fotografo di Moda sia diventata uno stereotipo che vanta un notevole fascino sulla maggior parte delle persone. Di conseguenza sono veramente tanti (fotografi e non) quelli che vorrebbero diventare fotografi di Moda!

La verità è che nella maggior parte dei casi la gente non sa bene cosa voglia dire fare il fotografo di Moda, soprattutto perché nelle moderne accezioni, il lavoro del fotografo di Moda può essere molto diverso a seconda dall'ambito nel quale lavora.

Ad esempio c'è una notevole differenza tra il realizzare le immagini per un catalogo di Moda commerciale e realizzare un redazionale per una rivista di Moda. Esisteranno quindi fotografi specializzati in un solo ambito, ma anche fotografi più versatili che lavorano in differenti ambiti della Fotografia di Moda. In entrambi i casi, fare il Fotografo di moda dovrebbe sempre implicare molto più della semplice capacità di realizzare fotografie tecnicamente corrette, ma questo in realtà potrebbe venir detto un po' per tutti i settori della Fotografia. La verità è che per fare veramente il fotografo di Moda è importante conoscere, oltre alla tecnica fotografica (e ad una buona dose di illuminotecnica), anche molte altre cose che di fotografico hanno ben poco.

Per essere professionisti in questo settore è importante conoscere bene le dinamiche, i target, i differenti tipi di utilizzo. Sono inoltre cruciali le capacità sia relazionali che di gestione dei soggetti in posa. In ultimo è certamente vero che chi non possiede una genuina curiosità e un concreto interesse per la Moda, difficilmente sarà un buon fotografo di Moda!

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Come si diventa bravi in qualcosa?

Bravi in qualcosa si nasce o si diventa? Potrà anche sembrare una domanda banale, ma offre lo spunto per un ragionamento che banale non lo è per nulla.

Intelligenza, bravura, capacità, cultura, creatività; parole di uso comune che spesso vengono utilizzate male trasmettendo informazioni forvianti.

Capita facilmente di sentir dire a qualcuno che studiando si diventa intelligenti, oppure che se sei creativo non hai bisogno di studiare. Queste ed altre assurdità simili nascono da una mitizzazione della figura stereotipata dell'artista, descritto come genio che deve essere almeno sregolato e se possibile anche al di fuori di tutti i normali schemi.

Novelli aspiranti Picasso imbrattano tele senza conoscere nulla di tecnica pittorica o di storia dell'arte, forti esclusivamente della loro presunta creatività e di tanto, troppo, tempo a disposizione. Aspiranti autori di best seller letterari scrivono flussi di coscienza sgrammaticati e privi di punteggiatura. Fare le cose in modo palesemente anomalo, meglio se in diretta opposizione a qualsiasi regola, sembra dare conforto e coraggio a tutti quelli che si danno dell'artista e del creativo da soli. Perché poi, nello stereotipo è anche ben chiaro che bisogna essere incompresi, altrimenti come si fa ad essere dei veri artisti?

La verità è chiaramente, aggiungerei anche per fortuna, qualcosa di completamente diverso!

Tutti nascono con un potenziale di qualche genere, ma la vera differenza la fa l'impegno che quotidianamente viene dedicato all'acquisizione di cultura ed esperienza nel settore che scegliamo.

Certo chi nasce con una grande capacità può essere avvantaggiato in partenza, ma a nulla varrebbe ogni dono senza un costante lavoro nella giusta direzione.

Bisogna studiare, porsi domande, sperimentare, confrontarsi con gli altri e tutto ciò va fatto con la consapevolezza che per eccellere bisogna farlo con continuità e probabilmente per tutta la propria vita.

Quattro anni fa questo concetto lo sintetizzava molto bene Enzo Mari in televisione. Un piccolo contributo video sul quale riflettere, lo trovare in questo filmato.

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Camera No logo

Quando nel 2000 Naomi Klein pubblicò No logo di certo non aveva in mente il mercato delle fotocamere, ma l'evoluzione di questo mercato negli ultimi 15 hanni ha davvero tutte le caratteristiche descritte nel saggio dalla giornalista canadese.

Gli enormi investimenti dei produttori di fotocamere sul brand name hanno permesso di consolidare delle posizioni di monopolio. Si aggirano per il mondo orde di esseri umani fieri di sfoggiare la fotocamera del brand preferito, meglio se della linea di produzione più alla moda e dell'ultimissima generazione. In tanti si ritraggono (e poi pubblicano) con la fotocamera ben in vista per dire: posseggo una fotocamera del brand XYZ e quindi sono!

Chiaramente tutto questo rimbalzare dei brand sui giornali, sui social network è pubblicità gratuita che gli utenti fanno inconsapevolmente.

Come per tutti i beni di consumo tecnologici, primi fra tutti gli smartphone (entrati anch'essi di forza nel mercato della fotografia), l'utente medio si sente in qualche modo arricchito dal brand, come se sfoggiare il brand gli attribuisca automaticamente uno status che lo salvi o almeno lenisca la sua insicurezza personale e/o fotografica.

La verità è che siccome i produttori investono molto più del normale nel pubblicizzare il brand, devono di conseguenza investire meno su altre attività. Primo tra tutti i tagli è il costo di produzione, ne parlava già 15 anni fa la Klein. In questo il mercato delle fotocamere è del tutto sovrapponibile a quello della moda! Al di la di un possibile abbassamento della qualità di produzione, come utenti ci troviamo ad avallare lo sfruttamento di popolazioni meno tutelate perchè i produttori impiantano centri industriali o sub-appaltano interamente la produzione in quelle nazioni che offrono un costo di manodopera basso e condizioni lavorative ai limiti tra lo sfruttamento e la schiavitù.

Accantoniamo per un momento questa situazione sociologica e torniamo a noi utenti. Facendo implicitamente pubblicità ai produttori di fotocamere, non dovremmo ricevere uno sconto? In un settore tecnologico adiacente qualcuno ci ha pensato. Esiste un produttore (e distributore) di tablet che mette delle pubblicità nella schermata di blocco del dispoditivo in cambio di uno sconto. Chi non vuole vedere le pubblicità ogni volta che il dispositivo esce dallo stand-by può acquistare un codice di sblocco, oppure all'atto dell'acquisto del tablet può rinunciare allo sconto.

Se un produttore offrisse lo stesso modello di fotocamera senza il nome/logo ad un prezzo leggermente più alto, la comprereste? Oppure al contrario apprezzereste lo sconto sul modello con logo e brand name?

A me sembra davvero strano che questa possibilità di scegliere oggi non esista!

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Cosa vuol dire essere professionista

Per chi è interessato alla definizione ufficiale, le accezioni più comuni della lingua italiana per "professionista" vengono descritte in modo esaustivo al seguente link: http://www.treccani.it/vocabolario/professionista/

Sul piano istituzionale, in Italia, si è professionisti in un settore specifico, se sussistono le seguenti condizioni:

  • Lavorare in uno specifico settore con continuità ed in modo indipendente
  • Venire retribuiti per tale lavoro
  • Essere fiscalmente riconosciuti ovvero si pagano le tasse per questo lavoro

Chiaramente questi requisiti sono riferibili, secondo le norme vigenti, sia ai liberi professionisti che ad altri tipi di lavoratori autonomi, come ad esempio gli artigiani ed ai soci di ditte e società in possesso di codici di attività legati allo specifico ambito.

Questo tipo di gestione legislativa non prevede alcun tipo di verifica sulle effettive capacità del professionista (o presunto tale).

Probabilmente, essendo le leggi attuali un rimaneggiamento di leggi molto più vecchie, nelle stesure originali si dava per scontato un differente meccanismo di verifica e controllo. Infatti molte categorie di professionisti sono regolamentate con albi ed ordini che richiedono altri requisiti per accedervi ed inoltre dovrebbero vigilare sulla deontologia e sulla qualità del lavoro svolto dai professionisti ad essi iscritti. Purtroppo non esistono ne albi ne ordini in tutti i settori su quel limite sottile ed ambiguo tra tecnica ed arte (fotografia, grafica etc).

In tali ambiti l'attuale normativa permette l'accesso al professionismo in virtù del solo requisito fiscale e quindi non consente una distinzione qualitativa tra chi è effettivamente competente da chi non lo è.

Questa distinzione non è una sottigliezza, tutt'altro, essa è fondamentale per fare chiarezza.

Essere professionista dovrebbe sempre voler dire: svolgere la propria attività lavorativa con particolare abilità e competenza.

Ogni altra definizione, sia fiscale che sociologica, rischia di essere solo una fonte di confusione.

Riguardo alla fotografia mi capita quotidianamente di riscontrare le conseguenze di questa confusione. Cercherò di essere sintetico: la verità è che i titoli di studio, le certificazioni, i requisiti fiscali e l'effettiva bravura di un fotografo non sono necessariamente collegati tra di loro.

Se è vero che la fotografia piaccia a molti, non è detto che tutti abbiano una reale motivazione o predisposizione a diventare professionisti. Non intendo dire che non siano collocabili nel mercato della fotografia, intendo soffermarmi proprio sull'essere professionisti.

Ribadisco: Essere professionista = Svolgere la propria attività lavorativa con particolare abilità e competenza.

Si tratta di una strada certamente in salita ma che può dare molte soddisfazioni se si è dotati e si persevera nello studio e nelle esperienze professionali.

Per i pigri non c'è comunque da preoccuparsi, la fotografia è sempre più a disposizione di tutti, l'importante è non voler a tutti i costi spacciarsi per professionisti! :p

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