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Riflessioni su Fotografia e massificazione

In molti conoscono le dure parole con cui, quasi due secoli fa, Baudelaire parlava della Fotografia. Sono invece davvero pochi a sapere che il "poeta maledetto" probabilmente non ce l'aveva tanto con la Fotografia, ma con l'industria fotografica, con alcuni tra i primi utenti della Fotografia e soprattutto con "le masse".

Riporto per riferimento un suo testo integrale alla pagina: http://andreascala.com/charles-baudelaire-sulla-fotografia-1859

Baudelaire conosceva bene la Fotografia della sua epoca, infatti non ne parla in modo asettico come farebbe qualcuno che odia una cosa per partito preso e senza conoscerla effettivamente. Egli ad esempio apprezza apertamente il lavoro del suo amico Nadar, dal quale si fece anche ritrarre, ma usa spesso parole sprezzanti perché teme che la fotografia sia industria e non arte e che se utilizzata per sostituire l'arte (arte identificata con la pittura nella gran parte dei suoi testi) anche solo in qualche piccolo ambito, avrebbe finito per soppiantarla del tutto a causa di quella che lui chiama "alleanza naturale dell'idiozia della moltitudine".

Qualche giorno fa, leggendo le statistiche sulla crescita iperbolica del volume di fotografie che ogni anno vengono realizzate nel mondo, mi è venuto da pensare che forse Baudelaire avesse, magari anche involontariamente, detto qualcosa di profetico.

Chi mi conosce sa quanto io ami la Fotografia, quella che considero con la F maiuscola. Esiste però anche una fotografia più bassa, massiva ed diciamolo onestamente, che lascia il tempo che trova. Volendo valutare onestamente i miliardi di fotografie realizzate negli ultimi anni dall'umanità, la percentuale di fotografie inutili è chiaramente mostruosamente alta.

D'altronde l'industria fotografica, non parlo di quella delle pellicole o della carta, ma quella delle macchine fotografiche, non ha mai concretamente subito un periodo di crisi. Le tecnologie diventano obsolete, i produttori più miopi ai cambiamenti falliscono e spariscono, ma la richiesta di macchine fotografiche non conosce periodi morti proprio per quella "massa" di cui Baudelaire parla. Un massa di persone che documenta la realtà senza ri-elaborarla e per le quali lo strumento è sempre più importante della capacità di immaginare o pre-visualizzare una immagine difforme dalla realtà che vediamo ad occhio nudo.

La nostra epoca conosce molti modelli di business basati sulla massificazione, basti pensare al fatto che i social network sono ormai sempre non tematici, rivolti quindi non ad utenti interessati ad un argomento specifico, ma a qualsiasi tipologia di utente perché il numero è più importante dell'effettivo valore degli utenti. I social network come i motori di ricerca, vendono pubblicità e devono garantire agli inserzionisti una platea enorme, non una platea selezionata. 

È proprio questo uno degli ambiti dove le immagini fotografiche vengono valutate in base alla quantità disponibile e non in base al contenuto della singola immagine. Valanghe di immagini che contribuiscono a far si che la gente spenda tempo sui social, guardando, commentando, apprezzando e ri-pubblicando; facendo quindi il gioco di chi paga i social network per pubblicizzare prodotti e servizi.

A questa massificazione non corrisponde nessun discorso artistico; ci sarà certamente di tanto in tanto qualche buona immagine ma per i fini commerciali di questi circuiti la qualità di una specifica immagine non è assolutamente rilevante.

Tornando a Baudelaire, mi chiedo cosa ne direbbe lui, che nel 1859 parlava di "azione delle folle sugli individui e all’obbedienza involontaria, forzata, dell’individuo alla folla". Cosa direbbe di tutti questi, come li chiama lui, "pittori mancati" che inseguono risoluzioni e tecnologie sempre più sofisticate, senza pensare al contenuto e alla motivazione delle fotografie.

A chi legge questa mia pagina vorrei suggerire di uscire dalla massa di tanto in tanto, cercando di immaginare ancor prima di premere, non il pulsante di scatto, ma il pulsante di accensione della fotocamera. Non limitiamoci ad archiviare la realtà, ma re-interpretiamola, non necessariamente per farne arte, ma per la nostra personale soddisfazione fotografica. :)

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Fotografo di scena

Vorrei inaugurare il primo post di questo mio "rinnovato" blog cercando di chiarire cosa vuol dire secondo me "fotografo di scena".

La denominazione italiana fotografo di scena nasce presumibilmente in ambito teatrale per descrivere una applicazione fotografica che serve sostanzialmente a due scopi; uno pubblicitario (sia press che adv) ed un'altro di archivio. Le fotografie di scena sono quindi utili alla pubblicizzazione dello spettacolo teatrale ma costituiscono contemporaneamente la memoria storica dello spettacolo e sono il riferimento fondamentale per ogni ri-allestimento dello stesso. Per realizzare un prodotto di qualità quando si lavora per teatri e compagnie teatrali, diventa fondamentale avere tempo sufficiente per conoscere bene lo spettacolo, gli attori, le scelte della regia, in modo da avere le idee chiare in vista di una prova generale in costume. Le consuetudini nate per la prosa possono essere estese agli spettacoli di danza ed in buona misura anche a tutti gli spettacoli musicali. Sebbene alcune tipologie di concerti non forniscano tutta la fase di pre-produzione di uno spettacolo teatrale, in alcuni casi è possibile sopperire alla mancanza di tempo con un approfondimento storico sull'artista che si va a fotografare. Ad esempio, alcuni anni fa prima di fotografare un concerto di Jamiroquai dedicai del tempo a visionare dei filmati di precedenti concerti. Volevo capire meglio quali fossero le sue abitudini sul palco e devo ammettere che le informazioni acquisite in questo modo furono davvero preziose. Probabilmente una delle foto che preferisco di quel concerto non esisterebbe se non mi fossi documentato precedentemente.

Per il fotografo di scena nel cinema in Italia viene mantenuta la stessa dicitura. Ciò crea un sacco di confusione, soprattutto per chi non sa qual è il ruolo del direttore della fotografia in un film. Proprio per evitare questa confusione in tutti i paesi dove si parla inglese il fotografo di scena diventa still photographer in modo da segnare la differenza con il reparto fotografia che si occupa delle luci e della cinepresa. In questo settore la documentazione può essere sia fotografica che video se si tratta del backstage della produzione di un film. È invece rigorosamente fotografica la documentazione realizzata per la pubblicizzazione del film. Ovviamente realizzare fotografie durante le riprese di un film vuol dire essere discreti, silenziosi, quasi invisibili. Il problema più grande è non intralciare il lavoro degli altri reparti, soprattutto degli operatori di camera e del reparto che si occupa della registrazione dell'audio. Inutile dire che oltre all'esperienza maturata negli anni, l'utilizzo di specifiche attrezzature è spesso inderogabile. Realizzare le fotografie di scena di un film è un lavoro a tempo pieno, anzi pienissimo. Durante le settimane di produzione di un film il lavoro è continuo, scena per scena e nei momenti di pausa si lavora alla selezione ed al backup delle fotografie. Per la televisione sia in studio che fiction quasi tutto è assimilabile a quanto detto per il cinema.

Adesso è necessario fare una riflessione un po' spinosa. La qualità del lavoro del fotografo di scena non è strettamente legata alla qualità del prodotto che viene documentato. Esistono fotografie pessime di spettacoli e/o film bellissimi ed esistono fotografie supende di produzioni terribili sul piano narrativo, tecnico, artistico. Ovviamente se una produzione è di qualità e il fotografo di scena è bravo si otterranno quasi certamente risultati ottimi, ma come è possibile che un prodotto teatrale terribile sembri quanto meno interessante in fotografia? Oppure che un film, scelto per un manifesto particolarmente interessante, si riveli essere insulso? In verità non dovremmo stupirci. La fotografia di scena è spesso una forma di pubblicità in cui la capacità di sintesi del fotografo e la scelta dell'istante immortalato possono massimizzare la percezione del bello e della qualità. Chiaramente può essere spiacevole pensare che un prodotto discutibile attragga pubblico per merito della sola bravura del fotografo di scena, ma pensiamo al rovescio della medaglia. Il fotografo di scena non essendo vincolato ad una riproduzione asettica di spettacoli o scene di film, è libero quindi di re-interpretare l'impianto visivo di un set o di un allestimento creando un contenuto artistico del tutto indipendente. Questa libertà è forse il motivo più significativo che rende la fotografia di scena un settore molto stimolante nel quale lavorare.

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Emoticons, la versione paperback è finalmente disponibile su Amazon! :D

Progetto Fotografico Emoticon

Finalmente è in distribuzione la versione economica del libro cartaceo dedicato al mio progetto "Emoticons"; è possibile acquistarlo in tutto il mondo sugli store di Amazon.

Per l'italia il link è il seguente:

http://www.amazon.it/Emoticons-Andrea-A-L-Scala/dp/1291658750

L'edizione digitale è invece gratuita e disponibile per quasi tutti gli stores di applicazioni per smartphones e tablets.

http://touch.naxe.it/emoticons-people

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About Photography - due libri e una applicazione per smartphone e tablet

Non è un segreto che il mio interesse per la fotografia sfoci facilmente anche in attività collaterali alla professione di fotografo. Tra le mie tante divagazioni non posso non dare il giusto rilievo alla mia collezione di citazioni sulla fotografia.

Chi mi segue sui social network o su questo blog, sa che l'anno scorso ho pubblicato un libricino (in italiano) che raccoglie un buon numero di citazioni di vari autori illustri che hanno detto qualcosa sulla fotografia. Questo primo libro, inizialmente disponibile in edizione cartacea solo sullo store on-line dell'editore è adesso disponibile anche su Amazon.it.

Più recentemente ho deciso di pubblicare una edizione estesa ed in inglese della mia crescente raccolta di citazioni. Si tratta di una edizione cartacea tascabile che contiene oltre 400 citazioni che è ora disponibile come libro cartceo sia sullo store dell'editore che su Amazon. Esiste poi la versione elettronica disponibile su ibook, kindle e nook.

Lo sviluppo di una APP è stata la naturale evoluzione di questa raccolta. L'idea è quella di rendere più moderna e completa l'esperienza d'uso di questa raccolta di citazioni.

Grazie al team Touch di Naxe About Photography è ora disponibile per smartphone e tablet tramite gli store di applicazioni più diffusi :)

https://itunes.apple.com/app/about-photography/id545247219

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.naxe.touch.aboutphotogr...

http://www.amazon.com/NAXE-About-Photography/dp/B008KZ5QL0

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